Cannabis: depenalizzazione sottrae 10 mld alla criminalità

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La depenalizzazione sottrae 10 mld alla criminalità da spendere per scuola e reddito

Daniele Farina

Il presente è fatto di spaccio e criminalità, clandestinità e degrado, insicurezza e di tante risorse per la repressione gettati in una lotta inefficace e senza speranze. Qui ci hanno portato gli alfieri del no. Occorre cambiare le regole di una partita truccata. Anni fa c’erano cose più importanti da fare ma, al punto in cui siamo arrivati, oggi la cronaca ci dice che siamo nel campo dei provvedimenti urgenti da adottare.

Proviamo a immaginare cosa si potrebbe fare con quei 10 mld di euro di cui si appropria il crimine organizzato, se venissero utilizzati dallo Stato: reddito, scuola, spese per il territorio o politiche di riduzione del danno in una vera campagna contro la droga. Chi grida oggi per salvare i nostri giovani, sono anni che non fa nulla e non si preoccupa più nemmeno di finanziare il fondo nazionale che ha votato e istituto con la legge Fini-Giovanardi in vigore.

Oggi qualcuno parla di ‘rivoluzione’. Non scomoderei questa parola ma si tratta certo di un fatto storico: per la prima volta il Parlamento italiano discute una legge sulla liberalizzazione della cannabis. In commissione ci siamo trovati davanti un muro di 1700 tra emendamenti e articoli aggiuntivi, metà utilizzano il termine ‘soppressione’ perché puntano a conservare la normativa esistente fondata sulla repressione e sul proibizionismo che, come la realtà dei fatti ha ampiamente dimostrato, non funziona più.

La forza dei fatti  ci induce a un cambiamento di strategia. Molti Paesi nel mondo sono andati nella direzione della legalizzazione e ormai, i dati che abbiamo a disposizione e che abbiamo accumulato sulla base proprio di quelle esperienze, ci spingono a cambiare radicalmente impostazione. Quella di cui stiamo discutendo, non è la migliore legge possibile ma imbocca certamente la strada giusta, perché – è evidente – che siamo su un piano inclinato che sempre più orienterà le politiche globali, i trattati internazionali e, di conseguenza, le leggi nazionali.

I decenni passati hanno registrato costi umani, sociali ed economici spaventosi, senza peraltro conseguire alcun risultato positivo ma anzi  peggiorando la situazione a ogni giro di vite che le politiche fondate solo sulla repressione hanno imposto.

*deputato di Sinistra Italiana e relatore della legge

 

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