Ricordando Carlo Talamucci: esempio vero di lotta antifascista e amore per la cultura

Di Lucilla Continenza. Oggi, 8 dicembre,  11 anni fa, ci lasciava un vero antifascista, partigiano,  intellettuale e operaio specializzato della Breda che dalle Marche aveva scelto di amare Sesto San Giovanni (Sesto): Carlo Talamucci. Ho avuto la fortuna di conoscere Carlo Talamucci  23 anni fa, quando da giovane studentessa in Scienze Politiche e “intimorita” redattrice di un “popolare” giornale locale sestese, mi incuriosiva capire cosa succedesse a sinistra, da dentro. Erano altri tempi, i discorsi erano ancora di sinistra, come direbbe Nanni Moretti. Carlo Talamucci era semplicemente Carlo per tutti noi, come è sempre stato uso tra i simpatizzanti, dove ci si dà del tu. Lo si dà al giovane curioso, al sindaco, al senatore; senza gerarchie o forme reverenziali, non esistono “capitani” da osannare, ma semplicemente uomini impegnati e con valori comuni. Carlo, mi permetto di scrivere così, mi aveva profondamente colpito; aveva un temperamento deciso, forte, ma nel contempo disponibile, cordiale e umile, nonostante la sua vita avesse scritto una pagina importante della nostra storia. Per Carlo o affettuosamente Talamucci,  (capitava e capita anche di utilizzare semplicemente il cognome, per identificarsi meglio) avevo provato una stima e una simpatia istintiva, nonostante che ai tempi,  mio malgrado, non conoscessi nei dettagli la sua vicenda di militanza partigiana, di lotta al fascismo, di rappresentanza, di profondo attaccamento ai valori di sinistra e il suo grande amore per il teatro (cosa che nel mio piccolo a lui mi accumuna). Carlo scriveva gli spettacoli che sentiva di rappresentare. Passione per il teatro e per la cultura e ovviamente non solo, che lo aveva portato, durante la giunta del sindaco Abramo Oldrini, (il Sindaco operaio), ancora amato nel ricordo, a ricoprire il ruolo di assessore alla cultura.

Leggiamo nella sua biografia: “durante il suo mandato, Carlo Talamucci porta poeti come Salvatore Quasimodo, organizzando anche una serie di iniziative in campo teatrale, tra le quali la messa in scena di un’opera americana contro la guerra, dal titolo “Seppellire i morti” di Irving Shaw. Con Pietro Lincoln Cadioli fonda la Biblioteca Civica e le scuole Civiche. Diventa vicepresidente dell’ANPI con Ceda Presidente e, assieme ad altri deportati e Partigiani, si è impegnato come testimone della Resistenza durante molti incontri con gli studenti delle scuole di Sesto San Giovanni, di Monza e di altre città del territorio. Organizza letture poetiche e teatrali con attori professionisti e con giovani studenti”.

In questa fase storica la domanda diventa naturale: ”cosa avrebbe pensato Carlo Talamucci del nuovo governo di destra, di questa deriva che non si sa come definire e di tutto quello che è stato e che forse sarà?.  Non sta a me rispondere direttamente, anche se un’opinione me la sono fatta. Lascio la Olga, sua figlia, sempre attiva e presente nel difendere valori di uguaglianza e tolleranza e di lotta antifascista, forte dell’eredità di un padre “grande” come il suo e alla sua biografia che spero si possa ancora leggere allo “Spazio contemporaneo” a lui dedicato, nel 2007.

 

Il ricordo di Olga Talamucci

L’8 dicembre del 2007 ci lasciava mio padre, Carlo Talamucci

Tra i ricordi più nitidi della nostra famiglia c’è quello di quando tornavamo dalle vacanze in auto, già in tangenziale mio padre cominciava a dire che Sesto gli era mancata, che Sesto era una bella città in cui vivere, a quel punto iniziavano le proteste di nostra madre di mio fratello e mie. A noi non sembrava possibile che tornando dalle spiagge della Jugoslavia, a dalle città della Toscana, o dai nostri viaggi estivi tra la Calabria e la Campania Sesto avesse la meglio.

Carlo amava le fabbriche, con le fabbriche aveva forgiato la sua vita sia politica che culturale e sociale.

Tramite la fabbrica si era emancipato, tramite le lotte della fabbrica aveva fatto in modo che tanti si emancipassero, quello che per noi era scontato: il lavoro, la scuola civica di danza, i circoli, la biblioteca, il teatro, i balli al Pino Argentato loro li avevano conquistati, avevano conquistato la democrazia.

Avevano liberato l’Italia dal nazifascismo.

E noi ora, a distanza di diversi anni, cosa siamo capaci di fare oggi per arrestare questa valanga della destra sempre più potente?

Cantare Bella Ciao davanti alle manifestazioni fasciste ci salverà?

Noi figli e figlie, nipoti e eredi morali dei Partigiani cosa siamo capaci di fare?

Olga Talamucci

Biografia

Carlo Talamucci nasce a Fabriano nel 1920; all’età di 17 anni si trasferisce a Sesto San Giovanni con la famiglia. Lavora come tracciatore alla Breda Aeronautica. Antifascista, dal 1938 milita nell’organizzazione di fabbrica, è responsabile delle cellule del PCI in fabbrica. Viene arrestato nel novembre del 1940 e portato al carcere di S. Vittore per un breve periodo. Alla caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, organizza il primo movimento sindacale della Breda.  L’8 settembre costituisce una squadra gappista e inizia l’attività clandestina contro il rinato movimento fascista della Repubblica sociale italiana a Sesto San Giovanni, con il recupero di armi e i sabotaggi.

Costretto a lasciare la fabbrica e la città perché ricercato, dopo l’assalto alla Casa del Fascio di Sesto, raggiunge l’organizzazione partigiana delle Marche e organizza un gruppo di gappisti nella zona di Senigallia, con una radio che trasmette i movimenti delle truppe tedesche a Brindisi, al comando delle SSO americane, sino alla successiva liberazione di Ancona.

Dopo la liberazione dell’Italia centrale tutte le forze partigiane si arruolano nelle quattro divisioni italiane al seguito dell’ottava armata del generale Alexander. Terminata la guerra, ritorna alla Breda, che nel frattempo è stata distrutta da un bombardamento inglese. Dopo anni di lotta interna per la salvezza della produzione di un aereo commerciale, progettato dall’ingegner Zappata e boicottato dagli americani, con la chiusura della fabbrica e con molti operai emigrati in Svizzera e in altri Stati europei, Talamucci è chiamato a formare la Commissione culturale della Federazione comunista milanese insieme a Rossana Rossanda e a Raffaellino De Grada. Nel 1950 viene eletto in Consiglio comunale nella lista del PCI.

Successivamente nella giunta comunale di Sesto, guidata dal Sindaco Abramo Oldrini, ricopre l’incarico di assessore alla cultura.

Durante il suo mandato, invita a Sesto grandi poeti come Salvatore Quasimodo, organizzando anche una serie di iniziative in campo teatrale, tra le quali la messa in scena di un’opera americana contro la guerra, dal titolo “Seppellire i morti” di Irving Shaw. Con Pietro Lincoln Cadioli fonda la Biblioteca Civica e le scuole Civiche. Diventa vicepresidente dell’ANPI con Ceda Presidente e, assieme ad altri deportati e Partigiani, si è impegnato come testimone della Resistenza durante molti incontri con gli studenti delle scuole di Sesto San Giovanni, di Monza e di altre città del territorio.

Organizza letture poetiche e teatrali con attori professionisti e con giovani studenti.

Ci ha lasciato nel mese di dicembre del 2007.

A suo nome, nel 2007, l’assessorato alla cultura ha intitolato lo Spazio Contemporaneo.

Fonte: Archivio Aned, Sesto San Giovanni