Sesto, Unione Inquilini: pericolo fascismo

LA STORIA NON SI RIPETE NELLO STESSO MODO

Credo che dobbiamo cogliere l’occasione delle mobilitazioni contro l’iniziativa di Casa Pound per approfondire la nostra riflessione su due direttrici:

  • Cosa è stato il fascismo nella prima metà del Novecento, quali interessi rappresentava, quali strumenti ha messo in atto per conseguire i suoi obiettivi
  • Cosa è il fascismo oggi, come si presenta, quali interessi difende, quali sono gli obiettivi che persegue

Stiamo distribuendo una fotocopia che rappresenta sinteticamente tre diverse  interpretazioni di quello che è stato il fascismo in Italia; il tentativo è quello di superare gli stereotipi del Duce che parla dal balcone di piazza Venezia, della bonifica dell’agro pontino, dell’olio di ricino per capire qual è il significato profondo di un regime che ha represso violentemente le organizzazioni della classe operaia, che ha rilanciato la politica delle imprese coloniali, che ha imposto in Italia le leggi razziali.

Dico subito che personalmente sono favorevole alla prima interpretazione perché, al di là della propaganda anticapitalistica del primo fascismo, quello dei Fasci di combattimento, il regime ha sempre perseguito gli interessi della grande industria che si era fatta le ossa con la Prima guerra mondiale (industria siderurgica e meccanica) e che aveva bisogno da una parte di difendersi  dalla concorrenza internazionale (politiche protezionistiche), dall’altra doveva ristrutturarsi accollandone i costi alla collettività (IRI) e intraprendere politiche espansive nel tentativo di accaparrarsi materie prime (guerre coloniali in Libia e nel Corno d’Africa).

La Prima guerra mondiale è stata una guerra imperialistica che aveva come obiettivo la ridistribuzione dei mercati in un contesto caratterizzato dalla crisi economica di fine Ottocento (la Grande depressione) e dalla comparsa sullo scenario economico mondiale della Germania che nel 1871 aveva concluso il suo processo di unificazione nazionale e si trovava in conflitto con l’egemonia economica e coloniale dell’Inghilterra.

Il conflitto non risolse i problemi di equilibrio tra le varie potenze economiche a livello mondiale e quindi si riaprì una fase di forti contrasti internazionali che porteranno alla nascita di regimi autoritari in Europa e nel Mondo e che sfoceranno nella Seconda guerra mondiale.

Il fascismo in Italia si scagliò a livello propagandistico contro chi si era arricchito con la Grande guerra (i profitti dei cosiddetti pescicani), ma poi finanziò la grande industria (commesse belliche), lanciò una politica di bonifiche, ma si guardò bene dal promuovere la Riforma agraria che gli altri paesi europei avevano attuato un secolo e mezzo prima, blandì i ceti medi, ma poi abbassò i salari con un decreto legge, coinvolse la popolazione in adunate oceaniche, ma mise fuori legge i partiti di opposizione e i sindacati, si propose di foggiare l’uomo nuovo libero dai retaggi del passato, ma poi firmò i Patti Lateranensi con la Chiesa.

Al di là della propaganda il fascismo si propose di mettere a tacere la classe operaia che durante il biennio rosso aveva occupato le fabbriche e aveva inneggiato alla Rivoluzione russa, si propose di mettere le risorse economiche e umane della nazione al servizio del processo di accumulazione e concentrazione dei capitali.

Il pericolo oggi è ancora quello, al di là delle aggressioni violente e delle braccia alzate. Certo, se la Confindustria verifica che una svolta di tipo squadrista può avere successo e garantire la sua governabilità può anche decidere di appoggiare le frange estreme e folcloristiche della destra, per cui la mobilitazione di piazza ad ogni iniziativa dei neofascisti è necessaria e indispensabile; il pericolo vero però è un altro.

La svolta autoritaria in Italia e in Europa non verrà proposta con le stesse modalità del passato:

  • non metteranno fuori legge i sindacati con le leggi speciali, ma approveranno leggi che ne limiteranno le possibilità di azione
  • non intraprenderanno iniziative militari di tipo coloniale, ma parteciperanno alle guerre al seguito degli Stati Uniti per il controllo delle zone geo-strategiche nel Medio Oriente e delle zone ricche di materie prime in Africa
  • non aboliranno con un colpo di spugna i diritti dei cittadini, ma con circolari e decreti faranno in modo che nessuno possa più rivolgersi alla Magistratura per difendere le sue prerogative
  • non manderanno nessuno al confine, ma utilizzeranno il daspo per allontanare gli oppositori
  • non vieteranno la libertà di stampa, ma occuperanno tutti gli spazi dell’informazione con persone fedeli al nuovo regime
  • non costruiranno campi di concentramento, ma utilizzeranno le prigioni libiche e i Cie
  • non individueranno gli ebrei come capro espiatorio della crisi economica, ma indicheranno gli immigrati come causa di tutte le difficoltà
  • non lanceranno campagne autarchiche, ma faranno campagne contro i prodotti che vengono dall’estero e innalzeranno i dazi doganali
  • non faranno retate contro gli oppositori, ma aumenteranno gli interventi repressivi, i controlli telefonici, il numero delle telecamere negli edifici e sulle strade
  • non faranno dichiarazione da qualche balcone, ma utilizzeranno in modo pesante i social media e i giornali radio e TV

Invece continueranno a blandire i ceti medi e a mobilitare il sottoproletariato per poi penalizzarli a livello economico, continueranno a finanziare l’industria bellica, continueranno ad intervenire per garantire alle banche la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti, continueranno a sollecitare l’immaginario collettivo con campagne contro nemici a livello internazionale, continueranno a proporre aggressive campagne nazionalistiche; e il pericolo di una escalation militare e di nuovi conflitti armati è reale come è sempre stato in momenti di crisi economica.

Per evitare confusioni tra ciò che è stato e non potrà accadere nello stesso modo e ciò che viviamo oggi forse dovremmo utilizzare definizioni più precise per delineare le caratteristiche delle forze oggi dominanti; i termini che si possono utilizzare sono: nazionalismo, autoritarismo, demagogia, il termine populismo solo se lo si accompagna a qualche aggettivo che lo qualifichi come per esempio populismo sovranista per non confonderlo con il populismo russo o con il peronismo. L’importante è avere sempre presente che dietro un programma di governo ci sono forze economiche che hanno l’obiettivo di utilizzare le risorse di una comunità nella direzione più utile per loro e che soprattutto in un periodo di crisi di sovrapproduzione i margini economici sono ristretti e la lotta politica di conseguenza è più dura.