Milano, in migliaia dicono no al lager in via Corelli e al decreto “sicurezza”

Lungo corteo ieri a Milano, circa 4 km, per protestare contro la chiusura del centro di accoglienza migranti di via Corelli, zona Ortica, (CAS), che metterebbe molti migranti in mezzo a una strada; contro il decreto sicurezza e soprattutto contro l’apertura dei CPR. Si tratta di centri di permanenza per rimpatriati, previsti prima dalla legge Minniti/ Orlando del 2017 e ora riproposti più duramente dalla legge di Salvini. Il centro di via Corelli sarà trasformato infatti in CPR. A questo si aggiunge pure l’abolizione del permesso umanitario che in Italia riguarda circa 39.000 persone, sempre se il migrante non riesca a ottenere un lavoro regolare e quindi un regolare permesso di soggiorno, cosa molto difficile.

In migliaia sono arrivati da tutta la Lombardia: partiti, associazioni, movimenti, centri sociali e comuni cittadini. Sono state tantissime le sigle presenti, circa 500, e tutte unite in un chiaro no alla legge del Ministro “razzista”. Hanno risposto all’appello anche LeU e importanti politici quali Onorio Rosati e il senatore Francesco Laforgia. Si è trattato di un pomeriggio molto emozionante, che ha ricordato le manifestazioni di diversi anni fa, quando si “scendeva in piazza tutti uniti”, quando non c’era ancora la cappa mediatica del “berlusconismo” e soprattutto quando le notizie, grazie ai social, non erano ancora così diffuse; notizie che sono  tante, diverse, a volte fake, ma pur sempre notizie.

 Ripercorrendo la storia dei CPR, ovviamente semplificando vista la complessità, si tratta di strutture che rinchiudono i  cosiddetti clandestini,  ovvero gente che si macchia del “grave reato” di non avere un permesso di soggiorno o documenti in regola, per poi provvedere all’identificazione, e infine all’espulsione,  e che non hanno diritto alla permanenza nei centri di seconda accoglienza, una sorta quindi di detenzione amministrativa/ “preventiva”. Parliamo di un reato che può essere “sicuramente” paragonato al furto di 49 milioni di euro che la Lega pagherà allo Stato in comode rate. Ovviamente è questa un’ironia, ma ricordiamo comunque che  questi centri furono istituiti già nel 1998 dalla legge “Turco-Napolitano” chiamati  CPT (Centri di Permanenza Temporanea),  e già ai tempi la  sinistra più radicale parlò di luoghi in cui certo non regnava uno spirito di civile integrazione. I governi di centrodestra, con la Bossi/Fini, li rinominò poi CIE, centri di identificazione e espulsione, ma non cambiando la sostanza, anzi aumentando il tempo di verifica e conseguente “detenzione” a 180 giorni e quindi 6 mesi. La novità peggiorativa fu che il pacchetto sicurezza firmato da Roberto Maroni, del 2008, introdusse poi anche il reato di immigrazione clandestina, fino ai 18 mesi massimi, previsti dal decreto legge 89/2011, sempre sotto il governo Berlusconi. La svolta in senso più umanitario arrivò nel 2013, grazie alla direttiva europea che diminuiva la “permanenza forzata” a 90 giorni nei CIE  e ancora prima con l’istituzione degli SPRAR, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che si erano diffusi sul territorio dal 2002, (legge 189), più indirizzati al dialogo e all’integrazione e che fino ad oggi riusciva a garantire nei territori protezione a 360 gradi, rappresentando un buon modello di integrazione ai richiedenti un permesso di soggiorno regolare: per cause umanitarie, rifugiati e richiedenti asilo politico.

Nel 2017 la Legge Minniti/Orlando dispose l’istituzione di un CPR in ogni regione italiana. Durante gli anni grazie alle tante proteste il numero dei CIE era stato infatti ridotto a 5 e molti di questi centri trasformati in hotspot (strutture dedicate all’identificazione per la richiesta di permesso, subito dopo lo sbarco) che sostituirono i CPSA (centri di primo soccorso e Accoglienza), CDA (centri di accoglienza) e CARA (Centri di accoglienza per Richiedenti Asilo). Nel 2014 furono introdotti i CAS (centri di accoglienza straordinaria), come quello di via Corelli, qui a Milano, un modello un pò ibrido, che è poi diventato, per diverse ragioni,  la norma di prima accoglienza più comune: in molti casi i migranti venivano infatti condotti dal porto direttamente al CAS e si trattava di una rete di accoglienza che forniva sostegno ai molti richiedenti protezione umanitaria.

Oggi con la legge di Salvini la situazione si fa peggiore e intollerante. La legge infatti prevede: la totale eliminazione del riconoscimento del diritto del diritto umanitario/economico, che è quello richiesto dalla maggior parte migranti, la riduzione a un diritto secondario ai richiedenti asilo politico, (imprescindibile diritto costituzionale e umanitario), l’abolizione del secondo grado di giudizio a chi in primo grado non ottiene asilo, provvedimento già presente nella legge Minniti/Orlando. Si aggiungono poi la revoca della cittadinanza e dello status di rifugiato politico per alcuni tipi reati, tra cui alcuni  legati al terrorismo, pericolo che in uno Stato intollerante rischia ovviamente di inasprirsi; e altri reati minori. Infine la normativa si pone l’obiettivo la diffusione capillare dei CPR, si prevede uno in ogni Regione, cosa che alla Stato costerà tantissimo, quindi sempre giocando con l’ironia, una “vera e concreta politica verso gli investimenti”. La detenzione nei centri verrà riportata a 180 giorni, come con Berlusconi, ma in modo più “carcerario e capillare”. Gli esperti prevedono un aumento della clandestinità e del “barbonismo” vista la difficoltà al rimpatrio dei clandestini, sia per i costi che per la difficoltà dei rapporti con i paesi di provenienza.

Si tratta di una legge, inserita nel decreto sicurezza, di Salvini, che necessità di un’attenta decostruzione e che rischia di essere un danno su tutti i fronti per la nostra “cara” nazione. Ovviamente c’è da dire che siamo lontani anni luce da una semplice riflessione sull’immigrazione umanitaria e economica, (in molti paesi c’è la fame nera, oltre alla guerra, si sa) e ora ridotta a semplice richiesta di asilo politico. Insomma i grandi studiosi dell’antropologia mondiale moderna e non solo, che predicavano, per mille ragioni, l’arricchimento dato dall’alterità, si rivolterebbero nella tomba. Intanto la mancanza di memoria storica fa sempre più danni. Non dimentichiamo che i flussi migratori sono nati con l’uomo, si tratta quindi dell’uovo di colombo. Una curiosità: è questa un’espressione diffusa in molte lingue e quindi in molte culture, sempre se definire una “cultura” sia cosa giusta e possibile, ma qui la riflessione si farebbe più complessa.

La redazione

Comunicato LeU

Oggi a Milano si è svolta la manifestazione regionale contro Salvini ed i CPR, presenti Onorio Rosati e Francesco Laforgia e i molti altri compagni di Leu sempre presenti.

Sabato 1° dicembre – manifestazione regionale contro l’apertura del CPR di via Corelli e contro il decreto Salvini

  • Sabato 1° dicembre manifestiamo contro la chiusura del centro di accoglienza di via Corelli, che lascia sulla strada i suoi abitanti e senza lavoro i suoi operatori, e la minaccia di trasformarlo nuovamente in un centro di detenzione per migranti.
  • Punire col carcere una persona non per le azioni che ha commesso, ma per una condizione che non ha scelto come la nazionalità, è un orrore giuridico che distrugge i principi di eguaglianza davanti alla legge e di responsabilità personale; eppure da quando nel 1998 la legge Turco-Napolitano introdusse per la prima volta la detenzione amministrativa, cioè non conseguente a fatti penali, questo orrore è realtà anche nel nostro paese.
  • Vent’anni dopo, è doveroso chiedersi che frutti ha portato la scelta di una politica di chiusura, basata sulla finzione della gestione dei flussi migratori e il controllo poliziesco delle persone migranti: ha davvero messo sotto controllo le migrazioni? Aumentato il benessere degli e delle abitanti di questo paese? Reso più giusta e salda la costruzione europea? Fermato la minaccia de l terrorismo e l’emergere del fascismo?
    Sono stati invece vent’anni di trattamenti inumani e degradanti. Questo lo attestano anche le due condanne della Corte Europea per i Diritti Umani e la recentissima denuncia del garante per i detenuti, nonché le rivolte e i gesti di protesta spesso estremi, come ad esempio le bocche cucite col fil di ferro al CIE di Roma, la denuncia del garante per i detenuti, nonché le rivolte e i gesti di protesta spesso estremi, come ad esempio le bocche cucite col fil di ferro al CIE di Roma.
  • Purtroppo l’indignazione pubblica non ha avuto come conseguenza dei reali cambiamenti. È ora di affrontare la realtà: questa politica di gestione dell’immigrazione, perseguita a livello italiano ed europeo da governi di diverso colore politico con ostinata miopia, è stata un totale fallimento.
  • In questo senso riteniamo che gli ex CIE, ribattezzati dallo scorso governo CPR, siano la punta dell’iceberg di un insieme di leggi liberticide che si sono dimostrate un totale fallimento da qualsiasi prospettiva le si voglia affrontare. Il recente decreto Salvini si pone in continuità con quanto compiuto negli scorsi vent’anni, alimentando il circuito negativo che relega oggi centinaia di migliaia di persone al di fuori di uno stato di diritto, precarizzando ulteriormente la vita di chi è immigrato in Italia con quella che di fatto è la negazione di diritti che dovrebbero essere garantiti dalla costituzione a tutti coloro che vivono in Italia.
  • Per riaprire una via verso un futuro di pace e benessere per il nostro paese e per l’Europa intera non c’è altra via che ribaltare il piano di discussione pubblica attorno alle migrazioni, che tra talk show televisivi, social network e una sfrontata retorica xenofoba e razzista di molti leader politici italiani ed europei ha creato il mostro che oggi ci ritroviamo ad affrontare. Quello che sta accadendo sulla pelle degli immigrati oggi non è nient’altro che un trampolino di lancio per quello che un domani potrà essere applicato a tutti e tutte.
  • Cambiamo questo approccio ora, partendo dall’apice di tutte le contraddizioni, impedendo che queste carceri per innocenti vengano riaperte e facendo chiudere quelle esistenti. L’indignazione non basta più: il 1° dicembre invitiamo tutte le associazioni, i cittadini, i comitati, i collettivi, i sindacati e i partiti a partecipare a una grande manifestazione che, partendo da piazza Piola, termini di fronte a quello che vogliono trasformare in Lager.

Liberi e Uguali

Fonte:https://noisiamoliberieuguali.wordpress.com/2018/12/01/per-i-molti-non-per-i-pochi-liberi-e-uguali-in-piazza/