In memoria di Vito Basilico

Articolo di redazione – di Renzo Baricelli

Prefazione: Vito Basilico:  Ha lavorato alla Pirelli Bicocca, assunto come impiegato tecnico per circa quattro decenni della seconda metà del 900. Di formazione antifascista, iscritto alla Cgil,  fu eletto nella Commissione Interna come rappresentante degli impiegati e riconfermato in tutte le successive elezioni. Per il suo impegno e le sue capacità ebbe modo di essere eletto negli organismi  del sindacato di categoria e nel Comitato Direttivo nazionale della
Confederazione generale italiana del lavoro. Fu membro della segreteria della sezione sindacale aziendale Cgil della Pirelli e uno dei principali protagonisti della costruzione dell’unità e della riscossa sindacale e delle lotte che caratterizzarono il biennio 68/69 e degli anni successivi. Negli ultimi anni di vita, provò a militare in altre organizzazioni che a suo parere meglio corrispondevano alla sua visione ideologica, politica e sindacale della lotta di classe in Italia e nel mondo.  Ma rimase sempre difensore dei diritti e della emancipazione  dei lavoratori e della necessità di lottare uniti per la conquista di una società della libertà e della uguaglianza.

Vito Basilico, sono passati 5 anni dalla sua scomparsa ma nei suoi compagni di lotta e nei suoi amici, che mi hanno chiesto di ricordarlo,  resta sempre vivida la memoria  di un combattente generoso, rigoroso, dotato di un forte carattere.

Ci sembra cosa bella ricordarlo riportando una pagina del libro dell’antropologo Luca Rimoldi “Antropologia delle memorie operaie – Lavorare alla Pirelliti Bicocca ( edizioni “Arcotipolibri”):

Fino agli ultimi anni di vita, Vito Basilico attraversava in bicicletta il quartiere; percorreva pedalando buona parte di viale Sarca, perché, come spesso mi ha fatto notare “a piedi non riesco più a fare nemmeno 10 metri”, passava sul marciapiede, dove, parecchi anni prima, era stato alla testa degli scioperi degli operai e delle operaie della Pirelli e fermava la bicicletta legandola al palo davanti al numero civico 187. “Io vengo ancora qui, a mangiare da Aldo, per me è un modo di continuare a combattere, per ascoltare i discorsi dei lavoratori che vengono a mangiare qui, lontani dai posti di lavoro, e anche per ritrovare i vecchi compagni: ogni tanto ne spunta fuori qualcuno”.

Le azioni quotidiane della vita di Vito Basilico erano da lui stesso narrate come pratiche di resistenza che trovano nella memoria e nella riflessione i due cardini principali. 

            “Tu hai visto no?  Che cosa c’è sulla finestra di casa mia, qui sul viale Sarca? Ho messo la bandiera rossa con la falce e il martello e tu ti chiederai …Vito Basilico è impazzito del tutto, e invece no. Io penso di essere l’unico a Milano ad avere ancora fuori quella bandiera lì perché immagino e spero che, passando lungo la via, una persona non ci fa caso, un’altra la vede e ne frega ma ci sarà ben qualcuno che inizierà a riflettere su cosa rappresenta quella bandiera  e su cosa ha rappresentato  qui nel quartiere (Vito basilico).

Nel suo libro, Luca Rimolti parla molto di Vito, col quale aveva stretto un rapporto di amicizia e di grande stima,  e ne mette in luce le qualità politiche e umane e la totale dedizione alla causa dei lavoratori. Il libro finisce con delle “note conclusive” nelle quali l’autore ha scelto di  raccontare  e riflettere sulla figura di Vito Basilico militante sindacale:

All’inizio dell’estate del 2015, mentre stavo lavorando a una prima versione di questo libro, ricevetti una telefonata di Renzo Baricelli che mi comunicava la scomparsa di Vito Basilico “ Mi pareva giusto avvisarti – mi disse – non ci sarà un funerale ma ci ritroveremo tutti al cimitero di Lambrate, un quartiere di Milano – per ricordarlo tutti insieme “. Durante il discorso pronunciato davanti a una bara coperta una bandiera rossa portata da Tina Colombo “Questa ha fatto il 25 aprile – disse – quello vero”  Renzo Baricelli raccontò per sommi capi la carriera di Vito Basilico utilizzando un mio articolo (Rimoldi 2011) come fonte di informazioni.

            Negli ultimi anni prima della malattia – disse – Vito ha conosciuto un giovane antropologo con cui ha passato tanto tempo. Immaginatevi la sua reazione quando gli ho presentato questo ragazzo che aveva subito incominciato a fargli domande. Poi, dopo un po’, ha iniziato a raccontare e andava avanti e avanti e avanti … fino a quando il Luciano gli diceva che doveva chiudere (erano alla trattoria “da Aldo”). Vito ha raccontato a Luca non solo la sua   storia personale ma anche il contributo che ha dato alla lotta del 68 alla Pirelli Bicocca.

Tante cose che Luca ha scritto io me le ero anche dimenticate però Vito le ha fatte, noi le abbiamo fatte e grazie a quello che Vito ha raccontato, e al lavoro di Luca, che qualcosa di quello che abbiamo vissuto, di quello per cui abbiamo combattuto rimarrà.

Luca Rimoldi così conclude: “In quella occasione, oltre al dispiacere personale che caratterizza la perdita di persone care, ritrovai uno dei significati più profondi del lavoro di raccolta delle storie di vita, nella storia di vita di Vito Basilico raccontata da Renzo Baricelli l’incontro etnografico non aveva solamente arricchito la mia visione del mondo, ma aveva rappresentato un punto di svolta importante nella sua traiettoria di vita, diventando, mutuando le parole del mio testo, una “battaglia”.