Sesto: visita all’Archivio Giovanni Sacchi

In Visita alla città

Visita l’Archivio Giovanni Sacchi

 serie di foto che mostrano Giovanni Sacchi al lavoro, modelli da lui realizzati, disegni da tradurre in modelli

La visita

Dal 23 ottobre 2009 a Sesto potete visitare un luogo magico! Si tratta dell’Archivio Giovanni Sacchi. La trovate al Mil, in via Granelli 1.
E’ aperto al pubblico dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00, un sabato al mese con lo stesso orario e in occasione di eventi particolari.
Il lunedì rimane chiuso.
Potete richiedere una visita guidata: telefonate allo 0236682271, o scrivete a icona e-mail .

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L’uomo Giovanni Sacchi

Nel 1913 nasce a Sesto Giovanni Sacchi. Nel campo del design Sacchi inizia a lavorare solo nel dopoguerra. Prima, il suo apprendistato si svolge in fonderia, come modellista meccanico: realizza modelli in legno per la creazione di stampi, dove viene colato il metallo fuso. Un esordio tutto sestese, dunque. E una svolta che sembra anticipare sul piano personale il passaggio storico di Sesto dalle grandi fabbriche alla dimensione della media industria. In questo caso, quella del design italiano, che coniuga creatività e ricerca, coraggio e tenacia, fermento intellettuale e produttivo, e getta le basi per il successo del made in Italy nel mondo.
Deus ex machina di questa trasformazione è Marcello Nizzoli, che mette piede nella bottega di via Sirtori e chiede a Sacchi il modello di una maniglia che sta disegnando. E questa maniglia per Giovanni Sacchi apre davvero una porta, gli fa capire qual è il suo mestiere: modellista per il design, un mestiere che per lui sarà sempre “il lavoro più bello del mondo”. Questo incontro segna l’inizio di una collaborazione stretta, in cui il modello mette a nudo tutta la genialità del disegno, e pure i suoi errori, permettendo di correggerli via via. Il modello “verifica” la bontà del progetto, in modo che il prototipo sia perfetto e così il prodotto finale.
Da quel momento il dado è tratto. In via Sirtori arrivano tutti: Zanuso, Giò Ponti, Munari, Colombo, Sapper, i Castiglioni, Anna Castelli Ferrieri, Belgioioso, Gardella, Bellini, Rossi, Renzo Piano, Mario Botta ecc. I designer e gli architetti più famosi “vanno a bottega” da Sacchi. “Ho un’idea. Vediamo come viene”: ad attrarli in via Sirtori è la grande abilità di Sacchi di dare forma alle idee, e alcune sue qualità speciali: l’amore artigiano per il dettaglio, il percorrere da esploratore tutte le strade possibili a caccia di soluzioni, e soprattutto quella sua propensione a lavorare insieme, senza protagonismo e a vantaggio della qualità del risultato.
Il laboratorio di Giovanni Sacchi, che qualcuno ha con ragione chiamato una “bottega rinascimentale”, è stato attivo fino al 1997: più di 25.000 modelli realizzati per più di 300 designer e architetti e 500 aziende.

La Bottega-Archivio Giovanni Sacchi

Dopo la chiusura, il laboratorio è stato donato alla città di Sesto San Giovanni e collocato al Mil, in area ex Breda.

Quando si entra nella Bottega Sacchi ripristinata al Mil, ci si sente a casa. Un po’ a casa di Sacchi e un po’ a casa propria. Al piano terra è stato ricostruito l’ambiente di lavoro originario di Sacchi e dei suoi collaboratori. Ci sono gli strumenti di lavoro: una quantità incredibile di attrezzi, radunati con ordine, a seconda del colore del manico. A guardarli con un po’ di attenzione, alcuni sembrano fabbricati dall’utilizzatore stesso. Se poi aguzzate la vista, scoprite su uno dei ripiani, tra gli attrezzi, una figura ritagliata in carta con la scritta “ricordati di sorridere”…
E poi ancora: i tavoli da lavoro, i macchinari, tirati a lucido, che sembrano aver appena smesso di funzionare. Le attrezzature non si possono più utilizzare, ma è prevista un’area didattica con macchinari nuovi, dove organizzare workshop di modellistica. Giovanni Sacchi avrebbe voluto nell’ultima parte della sua vita che la sua bottega diventasse una scuola. E qui c’è molto da imparare!
Ma l’avventura non si chiude nel laboratorio. Proseguendo la visita, a farci sentire a casa nostra sono gli oggetti: telefoni, televisori, caffettiere, frigoriferi, posate, aspirapolveri, lampade, penne, interruttori, maniglie, macchine da cucire, macchine per scrivere, sedie, sgabelli, calcolatrici, computer… Oggetti d’uso, presenti in tutte le case, ma con in più un certo non so che: il loro aspetto è familiare, ma non ha nulla di banale. Li riconosciamo al volo, perché sono oggetti di design: ogni loro linea s’è impressa nella nostra memoria. Sono oggetti funzionali, ma con un’identità speciale, riconoscibile e persistente. Due grandi vetrine ospitano mostre temporanee, dedicate di volta in volta al rapporto tra Giovanni Sacchi e un designer o architetto in particolare.
Al primo piano poi c’è l’archivio vero e proprio: modelli e disegni, che possono essere consultati in tutta tranquillità da studiosi e studenti di design e architettura.
Questo aggiunge un tassello importante all’esperienza del visitatore. Si può tracciare il percorso dall’idea all’oggetto. C’è proprio tutto ciò che serve: schizzi da esplorare, disegni da studiare, modelli che raccontano tutto dell’oggetto che sarà, stampi dove l’idea ha trasferito con esattezza assoluta la propria impronta, prototipi pronti per entrare in produzione, prodotti pronti per essere messi in vetrina, nelle nostre case e… in memoria.

L’Archivio Giovanni Sacchi è stato fortemente voluto dal Comune di Sesto e dalla Fondazione Isec- istituto di studi del Novecento specializzato in storia e archivi del lavoro e d’impresa – e realizzato grazie al contributo della Fondazione Cariplo.
Curatore scientifico dell’Archivio è Alberto Bassi.
Art director e progettista dell’allestimento dello spazio è Lodovico Gualzetti – Magutdesign.

Visita l’Archivio Giovanni Sacchi si trova in:

  • Sportelli – Città – In visita alla città
  • Sportelli – Sesto San Giovanni per l’UNESCO – Italiano, English – 13. Vide’o Sesto quant’è bbello! – Sesto on Video

http://www.sestosg.net/sportelli/citta/visitasesto/scheda/,2085