Sinistra Italiana-Mdp-Possibile: reintroduzione dall’articolo 18

20/04/2012 Roma, sciopero generale, manifestazione regionale della Cgil contro la modifica dell’ articolo 18

Nicola FratoianniSegretario Nazionale di Sinistra Italiana – deputato

Con Mdp e Possibile per l’art. 18. La sinistra ha senso se affronta i problemi reali delle persone

In Parlamento Sinistra Italiana, Articolo 1-Mdp e Possibile hanno presentato una proposta di legge per la reintroduzione delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che il Jobs Act aveva cancellato. Per dirla con parole povere, Renzi e il Pd avevano concesso libertà di licenziamento alle imprese, noi vogliamo invertire la rotta. Una proposta che approderà nell’Aula di Montecitorio il prossimo 20 novembre.

È un fatto politico importante.

La Sinistra la si costruisce così, con la chiarezza della proposta e con la definizione di un’alternativa credibile e radicale al sistema che negli ultimi anni ha governato questo paese e che ha visto correre sotto braccio quasi tutta la classe dirigente politica ed economica, con un unico obiettivo: scardinare le tutele e i diritti dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, della parte più debole della società, a tutto vantaggio di chi aveva già sufficiente forza.

È accaduto così che i licenziamenti siano aumentati di oltre il 30% in un solo anno. Se il confronto lo si fa con l’anno precedente all’introduzione del Jobs Act, le cifre sono ancora più spaventose: i licenziamenti sono aumentati del 64%.

 Il Jobs Act è il vero e proprio manifesto politico del Pd. Il provvedimento con cui hanno presentato il loro vero volto e su cui hanno fatto un investimento per loro importante. Un investimento, per altro, costato quasi 20 miliardi di euro di soldi pubblici, messi nelle mani delle imprese per consentirgli di assumere senza alcuna garanzia di mantenimento del posto di lavoro e di condizioni salariali adeguate per i lavoratori.
Il presunto aumento di posti di lavoro in questi anni sarà l’architrave della narrazione renziana nella prossima campagna elettorale, e già ne vediamo i primi cenni, quando Matteo Renzi ripropone il vecchio tormentone berlusconiano del milione di posti di lavoro “prodotti” dalle sue politiche. Nascondendo, però, che si tratta di posti di lavoro principalmente a termine, che assorbono in particolar modo gli over 50 per effetto della disastrosa riforma Fornero, e tacendo sulla crescita spaventosa di licenziamenti ingiustificati.

In sostanza, nessuna forma di controllo da parte dello Stato e la politica che apparecchia la tavola alle grandi imprese, che attraverso il Jobs Act hanno potuto scaricare i costi delle proprie ristrutturazioni aziendali sui lavoratori.

Il caso più recente (ma ce ne sono stati davvero tanti) è quello dell’Ilva, che dovrebbe passare nelle mani della compagnia Arcelor – Mittal. Pongono come condizione il licenziamento di 10 mila dipendenti dalla vecchia compagnia, per riassumerli in una nuova compagnia in regime di Jobs Act, che vuol dire perdita di anzianità, di livelli retributivi, delle garanzie del vecchio contratto a tempo indeterminato e di tutte le tutele previste dai precedenti contratti collettivi nazionali.

È più chiaro così l’inganno e lo schiaffo cui sono stati sottoposti centinaia di migliaia di lavoratori in Italia, che hanno visto mutare le loro forme contrattuali nel breve volgere di qualche giorno?

È più chiara la ragione per cui Renzi ha realizzato il vecchio sogno della destra italiana di distruggere tutto l’architrave dei diritti collettivi e individuali dei lavoratori, conquistati in anni di lotte e rivendicazioni politiche e sociali?

 

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fonte: Huffington Post