Riforme: governo battuto in commissione

Riforme, governo battuto in commissione. Passano emendamenti di minoranza Pd e Sel

Riforme, governo battuto in commissione. Passano emendamenti di minoranza Pd e Sel
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi (ansa)

Approvati per due voti in Affari Costituzionali alla Camera due emendamenti identici all’articolo 2 del ddl, per eliminare dal nuovo Senato i cinque senatori nominati dal presidente della Repubblica. Modifica che rimette in discussione l’impianto dell’articolo 2: non essendo più in ‘doppia conforme’ con il testo approvato a Palazzo Madama, potrà essere rivisto.

ROMA – Uno stop – e un segnale – all’esecutivo sulle Riforme. Maggioranza e governo sono stati battuti durante le votazioni in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Sono passati infatti due emendamenti identici, presentati dalla minoranza Pd e Sel, col voto decisivo dei “frondisti” di Forza Italia, all’articolo 2 del ddl, per eliminare dal nuovo Senato i cinque senatori nominati dal presidente della Repubblica e in carica per sette anni. Il nuovo senato sarà ora formato da 100 tra consiglieri regionali e sindaci.

In casa Pd si cerca di ridimensionare il significato politico di quanto accaduto, ma le parole di Emanuele Fiano, relatore e capigruppo in I commissione al ddl Riforme, lascia trapelare la fibrillazione: “In politica all’interno di un partito non si manda mai sotto il governo e il suo capogruppo”.

I relatori e il governo avevano dato parere negativo sugli emendamenti che sono passati con 22 sì contro 20 no. A far pendere la bilancia è stato il voto favorevole agli emendamenti è stato il “frondista” di Forza Italia Maurizio Bianconi.
Andrea Giorgis della minoranza Pd si è astenuto. Questa modifica rimette in discussione l’impianto dell’articolo 2 che, non essendo più in ‘doppia conforme’ con il testo approvato a Palazzo Madama, potrà essere rivisto. Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi: “Vedremo se l’Aula confermerà” il voto di oggi che elimina i 5 senatori di nomina presidenziale.

L’esame del ddl riforme in commissione Affari costituzionali alla Camera è ripreso con l’articolo 7, sulle incompatibilità e sulla decadenza dei componenti del Senato, che era stato accantonato per via di alcuni nodi da sciogliere relativi alla possibilità di assegnare alla Consulta l’ultimo giudizio sulla incandidabilità dei parlamentari. Il primo nodo viene al pettine durante il dibattito, evidenziato ancora da Maurizio Bianconi (Fi) e Giuseppe Lauricella (minoranza Pd): non si sa cosa accadrà “se il consigliere regionale o sindaco che è senatore, verrà sospeso dalla sua carica elettiva” in seguito alla legge Severino per una condanna in primo grado, se verrà sostituito o continuerà a sedere a Palazzo Madama.

Il dubbio è sollevato dai due membri della commissione su un emendamento del Movimento 5 stelle approvato dopo la riformulazione dei relatori Emanuele Fiano (Pd) e Francesco Paolo Sisto (Fi), con il parere favorevole del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che stabilisce che “il Senato della repubblica prende atto della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale e delle conseguente decadenza da senatore”. Il nuovo Senato non avrà dunque alcun ruolo decisionale nella decadenza di un suo componente, mentre restano confermate, così come stabilito nel testo votato in prima lettura, le competenze su ineleggibilità e incompatibilità a ricoprire il ruolo di senatore. Al futuro Senato resta la competenza, così come alla Camera dei deputati, a giudicare le cause di ineleggibilità e incompatibilità, stabilite dalla legge nazionale, a ricoprire il ruolo di senatore ma si limiterà a “prendere atto” della sopraggiunta decadenza.

Prima che l’emendamento venga approvato, Bianconi ha osservato: “Se scriviamo ‘che il Senato prende atto della cessazione’ non prendiamo in considerazione i casi in cui un condannato in primo grado per peculato viene sospeso dalla carica regionale o locale ma non cessa dalla carica di senatore. Siamo sicuri che questa è l’interpretazione che vogliamo dare?”.

E’ quindi intervenuto Lauricella: “L’osservazione di Bianconi è opportuna. Prendiamo il caso di De Magistris sospeso in base alla legge Severino, resterebbe senatore o verrebbe sostituito dal vicesindaco? Che rimanga agli atti che la commissione sta interpretando che la sospensione dalla carica di amministratore locale non determina la cessazione dal seggio del Senato”.

Il pentastellato Danilo Toninelli ha osservato che il dibattito “è frutto della scelta sbagliata di non far scegliere i senatori ai cittadini”. La replica del presidente della commissione Francesco Paolo Sisto, anche co-relatore del ddl: “Queste osservazioni saranno oggetto di successive regolamentazioni che non attengono a questa sede. Io l’horror vacui non ce l’ho in Costituzione, non ho l’ossessione di coprire tutte le caselle in Costituzione. Ci penseranno altre leggi. Qui dobbiamo solo decidere che un ente di secondo livello, il Senato, prende atto della decisione di ente di primo livello”, il consiglio regionale o comunale.

Fonte: la Repubblica

http://www.repubblica.it/politica/2014/12/10/news/riforme_governo_battuto_in_commissione-102553890/?ref=HREA-1