Intervista a Raffaello Fabio Ducceschi campione della marcia sestese

Immagine tratta dal profilo Facebook di Raffaello Fabio Ducceschi

di Mario Piromallo – Redazione

Pubblichiamo l’intervista fatta da Nordmilanotizie in collaborazione con Radio Spettacolazione a Raffaello Fabio Ducceschi, campione della Marcia sestese. Raffaello ora vive in Spagna, ma non ha dimenticato la sua Sesto San Giovanni!

Nei prossimi mesi, in collaborazione con Radio Spettacolazione, abbiamo in programma di effettuare alcune interviste con personaggi che hanno dato lustro a Sesto San Giovanni in tutti i settori, dallo sport alla musica ecc. ecc…

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Immagine tratta dal profilo Facebook di Raffaello Ducceschi

1. Com’è nata la passione per la marcia?

Primo Maggio 1965 o 66, avevo 3 o 4 anni, mio padre mi prese in braccio sul balcone di casa, al secondo piano in via Rovani 68, in strada passavano dei marciatori “Lo vedi quello col fazzoletto bianco in testa? Quello è Abdon Pamich, ti ricordi? quello che vinse le Olimpiadi!” (Tokio ‘64). Poi seguii la gara del Primo Maggio ogni anno, prima tra il pubblico e poi in bicicletta io seguivo il mio campione favorito, Saul Laddany, Israele, non vinceva nella marcia ma nella vita era sopravvissuto da bimbo al campo di sterminio di Buchenwald e alla strage delle Olimpiadi di Monaco ‘72.

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2. Quante volte sei stato presente alla marcia del 1° maggio a Sesto San Giovanni?

In totale 8 o 9 volte, ma furono 5 quelle significative in cui ero in buona forma. Due vittorie, un 2º e un 3º posto. Per me Sesto San Giovanni valeva un’Olimpiade, partecipai ogni volta che potei.

La prima volta fu nel 1982, a 20 anni, arrivai 11° battendo il messicano Gomez sul traguardo, questo risultato mi aprì le porte della Nazionale di marcia, l’anno dopo, il Primo Maggio 1983 gareggiai nella mia prima 50 km non a Sesto ma in Germania Est, a Naumburg, le strade erano imbandierate, ne chiesi una, me la regalarono e la conservo ancora. Nel 1984 la prima vittoria, davanti ai 2 campioni catalani, entrambi Campioni d’Europa, fu una gara testa a testa per 30 km con José Marin. Poi ancora nel 1986, non stavo bene, gara prudente, al 15º km ero 15° poi, a poco a poco, in rimonta, vinsi superando al 30° km, l’ultimo, il Canadese Guillaume Le Blanc (poi bronzo alle Olimpiadi di Barcellona ‘92), nell’87 fui 2º dietro al Finlandese Salonen e 3º nell’88 dietro al campione mondiale cecoslovacco Prebilinec e ancora Josep Marin. Poi partecipai ancora alcune volte a fine carriera piazzandomi solo a mezza classifica.

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3. Chi è stato per te il primo allenatore per questa disciplina che ti ha dato molte soddisfazioni e come è nato l’amore per la marcia?

La prima gara di marcia fu nell’inverno 1977 ai giochi della gioventù, vinsi spalla a spalla con Lorenzo Reggiani, che avevo conosciuto qualche settimana prima nelle corse campestri. Il mio prof. di ginnastica era Giovanni Di Marino che allenava al GEAS. Pochi mesi dopo mi presentai al campo Breda, antica pista nera in carbonella, deciso a fare atletica seriamente. Trovai Lorenzo Reggiani che mi convinse a scegliere la marcia, con la Libertas Sesto: “se scegli la corsa gareggi solo in provincia di Milano, se scegli la marcia giri l’Italia…”. Non avevamo un vero allenatore, i programmi ce li scriveva Enrico Crema, la domenica ci accompagnava al Parco di Monza, Aldo Musazzi, un ex-marciatore che ci seguiva con l’affetto e la dedizione di un nonnino; ma ci mancava un vero tecnico di marcia, la mia fortuna fu l’amicizia con Lorenzo Reggiani: avevamo solo 16 anni, studiavamo la tecnica dei campioni, ci guardavamo marciando per strada nelle vetrine dei negozi, ci correggevamo l’un l’altro la tecnica di marcia e alle gare ci facevano i complimenti come “stilisti”… un miracolo. In quegli anni portai a marciare vari amici tra cui Giampaolo Caponi, poi avvocato e Vice Sindaco, mentre Monica Chittò, poi Sindaca, correva sugli 800 m primeggiando a livello provinciale, insieme a Loredana Pastorino, poi consigliera comunale, (verrebbe da chiedersi se al campo di atletica di Sesto si forgiavano anche i futuri politici…).

4. Per te, chi è e cosa ha rappresentato e cosa rappresenta ora Antonio La Torre, nostro concittadino (sestese DOC) e Direttore Tecnico FIDAL delle squadre nazionali assolute?

Fu nel 1981, ultimo anno junior, sentivamo l’esigenza di avere un vero allenatore e Lorenzo Reggiani mi disse “Chiediamo ad Antonio La Torre che sta studiando all’ISEF?”. La Torre rispose “va bene, ma ho bisogno dell’aiuto di Roberto Vanzillotta che è più esperto” (Vanzillotta allenava già Stefano Malinverni bronzo alle Olimpiadi di Mosca ‘80 nella staffetta 4×400). Con la guida del Binomio La Torre-Vanzillotta arrivarono i risultati, Lorenzo fece il record italiano Juniores dei 50 km in Pista, che ancora detiene, un’impresa incredibile; io vinsi il primo campionato italiano juniores sui 20 km che mi permise entrare in Fiamme Oro; Lorenzo 5º, pur essendo tra i migliori italiani rimase fuori dai Gruppi Militari, condizione necessaria per la carriera sportiva da Senior, e smise di marciare per dedicarsi agli studi ed al lavoro.

Antonio La Torre e Roberto Vanzillotta… è facile valutarli ora che hanno i capelli bianchi e una lunga carriera piena di medaglie nazionali e olimpiche, ma allora  erano solo due “enfants terribles”, molto giovani, 25 e 30 anni; Antonio simpatico e diplomatico (sindacalista in Breda, dove lavorava come disegnatore mentre studiava la sera) e Roberto Vanzillotta tutto il contrario, burbero, pensava solo come sperimentare allenamenti innovativi; per disaccordi su come doveva allenare Stefano Malinverni, aveva litigato con Vittori, il Guru della Nazionale, l’allenatore del grande Pietro Mennea, tutti gli allenatori lo veneravano invece Vanzillotta lo mandò a quel paese, in pubblico. Vanzillotta se ne fregava della propria carriera in nazionale, lui pensava solo ad allenare bene, a sperimentare ed innovare. Noi li scegliemmo come allenatori perché “erano lì”, perché erano di Sesto, perché erano due amici… ma in realtà erano due geni, devo a loro due tutta la mia carriera sportiva. Due anni dopo a 22 anni arrivarono le prime Olimpiadi a Los Angeles, per me e per Antonio La Torre (il biglietto aereo di Antonio lo pagò il Comune di Sesto: l’assessore allo Sport Pasqualino Di Leva pensò che era una buona promozione per la città)

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5. A Sesto San Giovanni sono nati e cresciuti molti talenti che hanno dato lustro alla marcia a livello internazionale. Chi di questi atleti è stato più importante per questo sport?

Sono molte le marciatrici ed i marciatori che ottennero buoni risultati. Prima di noi, oltre a La Torre, vorrei ricordare Valerio Casales che ancora detiene il record italiano della 100 km in pista; Cristina Zanello e Rosanna Feroldi furono le prime marciatrici sestesi in maglia azzurra.

Seguirono le mie orme i “miei figliocci” interamente cresciuti da La Torre: Alessandro Gandellini, tra i migliori al mondo e medaglia d’argento in Coppa Europa, e i fratelli Brugnetti di Bresso, Luigi 3º ai campionati italiani juniores, ed “il piccolo” Ivano, che seguendo il fratello maggiore vinse la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Atene 2004.

Ma sono tanti gli atleti della nazionale italiana che si sono allenati a Sesto, al Campo “Dordoni” di via Rovani sotto la guida di La Torre, Vanzillotta, ed in anni recenti, di Alessandro Gandellini, oggi tecnico della nazionale; per citarne uno tra i tanti: Massimo Stano, oro alle Olimpiadi di Tokyo 2021. Ma se questi nomi rappresentano il passato, il presente è Aldo Andrea Reggiani, figlio del mio compare Lorenzo, che poche settimane fa conquistò il 15º posto in Coppa del Mondo di Marcia in Brasile, allenato da Gandellini, riscattando così la carriera di suo padre.

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6. Quanto manca la marcia del 1° maggio alla nostra città?

La gente di Sesto ricorda con affetto quando Marciatrici e Marciatori dì tutto il mondo gareggiavano sulle nostre strade e lo esprimono sui “social”. Ogni anno verso il Primo Maggio, nel famoso gruppo Facebook “sei di Sesto se…” i sestesi pubblicano foto e ricordi dei vari campioni.

La gara internazionale di marcia è stato l’evento internazionale che più di ogni altro ha portato il Mondo a Sesto e promosse Sesto nel Mondo.

È il caso di ricordare anche il Trofeo internazionale di Judo, organizzato per decenni a Sesto dal compianto Paschini; pochi sanno che Paschini fu tra i primi judoka italiani, compagno a Parigi del famoso artista francese Yves Klein, quello del “Blu Klein” e della foto “Salto nel vuoto” cui l’allora giovane Paschini partecipò, immortalato nella foto preparatoria, tenendo il telo insieme agli altri judoka parigini, per evitare che Yves Klein si sfracellasse a terra alla fine del Salto nel Vuoto  cercate le foto sul web).

Da non dimenticare le partite del GEAS basket femminile: la foto della gigantessa sovietica Semionova che salta con Mabel Bocchi nella palestra dell’ITIS di Sesto ha fatto il giro del mondo: cercatela con Google e la troverete.

Lo Sport è un potente ambasciatore, di cultura, educazione e di pace, per questo fa paura, per questo viene attaccato politicamente.

La Gara del Primo Maggio di Sesto San Giovanni per 55 anni ha rappresentato nella marcia quello che nella Maratona è New York.

Nel 1978 si disputò a Sesto la prima edizione della gara femminile, fatto che fu determinante per il riconoscimento della Marcia Femminile a livello Mondiale, nel 1981, come primo atto di Primo Nebbiolo appena eletto Presidente Mondiale dell’Atletica. Campioni di tutto il mondo hanno sudato e lottato sulle strade di Sesto davanti ad un pubblico numerosissimo ed eccezionale.

I miei amici marciatori di tutto il mondo ricordano con affetto il calore del pubblico Sestese come Unico al Mondo. Ma lo sport non è solo spettacolo: è formazione sociale, è salute. Oggigiorno i medici, cardiologi e diabetologi raccomandano a tutti di camminare tanto, per la salute, per prevenire, per curare, ma gli esperti del cammino sono i marciatori.

Sarebbe bello che risorgesse la gara del Primo Maggio, ma per fare possibile questo sogno bisognerebbe seguire l’esempio di New York: a mio parere si dovrebbe organizzare una grande camminata popolare aperta a tutti, per la Salute di migliaia di Sestesi di ogni età, di fianco alle Campionesse ed ai Campioni della Marcia, Camminando e Marciando insieme.

ll pubblico che da spettatore diventa protagonista.