
Carlo Ghezzi, vicepresidente nazionale vicario Anpi
Nel pieno di una crisi internazionale sempre più grave, l’ANPI rilancia l’urgenza della pace, richiama il Paese ai valori fondativi e alla storia unitaria e vittoriosa della lotta di Liberazione con l’insurrezione del 1945. Nell’80° della Repubblica, del voto delle donne, dell’elezione dell’Assemblea Costituente nel 1946, rinnova un ricordo gioioso per restituire il significato profondo dei processi politici, istituzionali e sociali attivati in quella stagione radiosa che ha cambiato l’Italia. Con la Carta esposta a nuovi rischi, riafferma la necessità di una difesa attiva e partecipata, sostenendo le iniziative civiche che ogni anno animano città e paesi. Invita a un fronte largo, pacifico e antifascista contro ogni rigurgito di autoritarismo e razzismo. Il calendario delle iniziative già in cantiere.
Il Comitato Nazionale dell’ANPI ha discusso e approfondito il senso politico profondo del risultato dell’importante vittoria del NO nel referendum indetto sulla cosiddetta riforma della Giustizia. Nello stesso tempo stiamo discutendo della drammatica situazione internazionale che si è andata via via sempre più aggravando e che richiede il massimo impegno da parte di tutte le forze che hanno a cuore la pace e la coesistenza pacifica tra i popoli e tra gli Stati; per non scivolare in uno scenario mondiale sempre più disastroso, mentre guardiamo con preoccupazione ai rigurgiti di autoritarismo e di razzismo sempre più marcati che stanno emergendo nel mondo e nel nostro Paese.

Tra pochi giorni affronteremo l’appuntamento del 25 Aprile. Un appuntamento che in questo pur drammatico contesto deve essere in grado ancora una volta di celebrare la svolta fondamentale nella storia del Paese: l’insurrezione vittoriosa del 1945 e la riconquista della libertà e della dignità dell’Italia. Ottantuno anni or sono la parte migliore del popolo italiano ha contribuito, con la Resistenza armata e con le diverse forme di Resistenza civile, alla vincente risalita della penisola da parte degli Alleati anglo-americani e alla sconfitta del più potente esercito del mondo mettendo così fine agli obbrobri che i nazi-fascisti avevano praticato lasciandosi alle spalle enormi macerie morali e materiali con milioni di morti provocati dalle guerre da loro scatenate, con i sacrifici e le sofferenze indicibili sopportate dagli uomini e dalle donne delle formazioni partigiane e di tutti coloro che li supportavano, dagli internati militari nei lager nazisti, dai deportati nei campi di sterminio per motivi razziali, politici, sociali e religiosi, dalle tante vittime delle loro persecuzioni, dagli inviati al confino e dai condannati alle carceri.

Dobbiamo riproporre al popolo italiano quei fatti e quegli esiti costruiti da tanti uomini e da tante donne nei venti mesi della Resistenza. Dobbiamo riproporli alle giovani generazioni come a tutti coloro che nelle attuali stagioni hanno espresso la loro innovativa volontà di protagonismo.

Dobbiamo festeggiarli con gioiosa serenità, dobbiamo riproporre una corretta visione della storia in una fase nella quale si fa di tutto per mistificarla e per cancellarla, dobbiamo riproporre il significato profondo dei processi politici, istituzionali e sociali che sono stati attivati in quella radiosa primavera e che hanno cambiato l’Italia. Dobbiamo saper adeguatamente sottolineare il tratto fortemente unitario che ha caratterizzato l’azione delle diverse forze della Resistenza a differenza di quanto era accaduto negli anni Venti.

Pur nella catastrofica situazione internazionale che stiamo vivendo dobbiamo saper inserire nelle nostre manifestazioni degli elementi di festa capaci di rinnovare il ricordo gioioso di quei momenti. L’unità antifascista deve anche oggi sapersi esprimere attraverso grandi manifestazioni pacifiche e di massa, per dare corpo ai valori della Resistenza e per dare un messaggio all’Italia: si può e si deve fermare quella destra nostalgica che non si riconosce nell’antifascismo.
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